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Library: Psicoterapie - Orientamenti

Book: Rational Emotive Behaviour (REBT) LETTURA BOOK
di Antonio Sammartino   

Dopo 40 anni dalla sua introduzione avvenuta nel 1955, Ellis decise di cambiare la denominazione da RET (Terapia Relazionale-Emotiva) in REBT (Rational-Emotive Behaviour Therapy o Terapia Razionale-Emotiva Comportamentale), perché fin dall’inizio la REBT è sempre stata una terapia cognitiva, molto emozionale e particolarmente comportamentale.
L’idea freudiana secondo cui i problemi nel presente sono il risultato di fantasie ed esperienze, di natura sessuale, che si sono verificate durante l’infanzia e rimosse dalla coscienza risulta ormai non più adeguata. Infatti, ricostruire le cause passate di un problema presente, con la convinzione che svelate e rese consapevoli, i comportamenti disfunzionali si risolvono in automatico, suscita diverse perplessità ed è probabilmente una delle cause che spesso fa durare la terapia, quasi in eterno.
Non è fondamentale quindi conoscere come il problema si è creato nel passato, su cui ormai non è più possibile agire, ma occorre cambiare la realtà attuale, modificare la persistenza disfunzionale nel momento presente. Le cause originarie dell’emozioni disfunzionali non vanno necessariamente ricercate nell’esperienza infantile o nei condizionamenti del passato, ma in sé stessi.
Il principale obiettivo di queste tecniche è di aiutare la persona ad analizzare e conoscere meglio sé stesso, i suoi pensieri e le sue emozioni, a differenziare le emozioni dai pensieri, facilitando la comprensione delle sue reali emozioni senza farsi condizionare dai pensieri negativi. Per modificare il modo in cui si PENSA occorre cambiare il modo in cui ci si SENTE. Per raggiungere questo obiettivo occorre innanzitutto analizzare gli atteggiamenti disfunzionali al fine di individuare l’insieme delle regole implicite (o automatiche) che consentono allo stato disfunzionale di emergere. Occorre considerare il proprio modo di pensare, al fine di poter esaminare i singoli pensieri e i relativi sentimenti associati, per capire se si ha la tendenza a usare, nei “Pensieri di Riserva” e nei “Pensieri Automatici”, le medesime distorsioni, come ad esempio la lettura del pensiero degli altri (cioè ritenere che gli altri pensano ciò che noi crediamo che pensino), l’eccessiva generalizzazione, il predire il futuro, formulando previsioni catastrofiche, minimizzando gli aspetti positivi, ecc.
Per contrastare questi comportamenti disfunzionali occorre sviluppare nuove abitudini nel modo di pensare e di comportarsi, occorre diventare meno autocritici, esercitare nuove modalità positive di pensare e di agire.

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