La parola trauma deriva dal greco e significa danneggiare, ledere. I primi ad usare in termini psicologico questo termine furono Janet e Charcot.
Secondo Janet, il trauma psicologico è un evento che per le sue caratteristiche, non è integrabile nel sistema psichico della persona e costituisce una minaccia che può frammentare la coesione mentale. L’esperienza traumatica può quindi rimanere dissociata dal resto dell’esperienza psichica, causando una sintomatologia dissociativa.
Vi sono diversi tipi di esperienze potenzialmente traumatiche. I piccoli traumi, cioè quelle esperienze soggettivamente disturbanti caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intensa (ad esempio le umiliazioni) oppure traumi importanti che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care (disastri naturali, abusi, ecc.).
Le conseguenze di un evento traumatico possono lasciare un importante segno a livello emotivo, nel corpo e a livello cerebrale (ad esempio un ridotto volume sia dell’ippocampo che dell’amigdala).
Subito dopo aver vissuto un evento traumatico l’organismo e il nostro cervello subiscono una serie di reazioni di stress fisiologico, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente. Questo perché l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel cervello di ognuno di noi è in grado di integrare le informazioni relative a quell’evento all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, ricollocato in modo costruttivo e adattivo all’interno della nostra capacità di narrare l’accaduto. Se ciò non avviene gli stimoli dell’evento stressante continuano la stimolazione sensoriale. Ad esempio, un odore percepito durante l’evento stressante si imprime nella memoria, in modo separato dal contesto (cioè si dissocia dal resto dell’esperienza) e continua a rievocare l’evento stressante, mediante una specifica forma sintomatologica.