La teoria dell’attaccamento costituisce uno dei paradigmi di riferimento per lo studio dello sviluppo sociale la cui validità, come origine del disagio e dei traumi, è universalmente riconosciuta, perché dedotta dall’osservazione diretta dei bambini e confermata da diversi riscontri sperimentali di natura neurobiologica.
Secondo John Bowlby i bambini nascono predisposti a stabilire dei legami di attaccamento con le figure della propria specie. La costruzione della relazione è un bisogno primario, per cui il neonato possiede le competenze necessarie per essere parte attiva fin dalla nascita, nelle sequenze comunicative con la madre o con chi si prende cura di lui (caregiver).
Inizialmente, la teoria dell’attaccamento, si è sviluppata partendo dalla psicoanalisi delle relazioni oggettuali, integrando i concetti di base della teoria dell’evoluzione, dell’etologia, della teoria dei sistemi di controllo e dalla psicologia clinica. L’obiettivo era di spiegare alcuni schemi di comportamento, caratteristici nella relazione fra i bambini e i suoi genitori. Bowlby invece, ricavò i suoi dati dall’osservazione diretta del comportamento dei bambini molto piccoli, nel loro rapporto con la madre, sia in sua presenza, ma soprattutto in sua assenza. In particolare osservò che se persone sconosciute, lo allontanavano dalla madre, il bambino piccolo manifestava una reazione molto intensa e dopo essersi ricongiunto con lei, manifestava un’accentuata angoscia da separazione o un insolito distacco, indotto dal fatto che il bambino aveva rimosso i suoi sentimenti nei confronti della madre